la vetrata artistica

la vetrata artistica del maestro Natale Fanin

L’opera d’arte di rilievo presente nella cripta è la vetrata con la raffigurazione dello Spirito Santo, realizzata dal maestro vetraio padovano Natale Fanin.

 

Il maestro racconta:


“Molti sono gli anni che ho trascorso chinato su un tavolo da lavoro; dapprima nell’apprendimento e poi nella esecuzione di vetrate istoriate a piombo o in ottone. L’essere chinati su qualcosa, rappresenta per me come una posizione naturale che parla di nascita, di creatività e di cura per una creatura nuova, unica irripetibile, come fosse un bambino; perché tali sono, per me le tante realizzazioni che ho portato alla luce nel tempo; io credo e mi auguro di cuore, che siano e che restino una traccia riconoscibile del mio passaggio su questa terra, la mia traccia. Ecco per quale motivo mi sono sentito padre per loro, e credetemi, il distacco da loro nel momento della consegna, a chi me le aveva commissionate, ha sempre rappresentato una piccola grande sofferenza, per me.     Molto è stato il tempo che ho dedicato per la loro singola realizzazione, la cura e la passione che ho impresso in ogni gesto, in ogni cura per i particolari, hanno scandito i lunghi momenti trascorsi insieme, e che sono serviti per ogni realizzazione. Ogni volta che mi è stato affidato un lavoro, sono partito dalla idea che le voleva generare, poi sono passato alla fantasia, che deve essere un elemento essenziale insieme alla creatività, che fa di ogni oggetto un oggetto unico, irripetibile, perché fatto a mano, con l’uso di strumenti semplici, a volte di uso quotidiano (forbici, matite, colori, carta, cartone). Poi la materia più importante, il vetro, che donerà alla vetrata stessa, l’immagine, la trasparenza, il colore, la forma, le dimensioni ecc.. Non è semplice lavorare il vetro, è una creatura fragile, ma che alla fine, lavorata, così come deve essere impiegata per la realizzazione dell’oggetto, diventa solida, integra.
 Don Roberto, nelle settimane precedenti, mi ha invitato presso la sede del Centro Universitario di Padova. Una realtà, quella del Centro Universitario di Padova, che conoscevo solo attraverso le parole di mia figlia, Daniela. Quando sono entrato nella cripta, dove verrà collocata la vetrata, sono rimasto senza fiato; il rendersi conto del luogo in cui un pezzo va inserito, è importante, è fattore determinante per la scelta del vetro, dei suoi colori, per le sfumature di chiaro e scuro che da esse originano un gioco allegro grazie alla luce naturale o artificiale che li esalterà; perché il gioco di luci e ombre che ne deve scaturire, è elemento essenziale. Il soggetto a cui don Roberto desiderava ispirarsi, è una vetrata esistente in una comunità che ha sede in Francia, a Taizè; io non ne conoscevo la esistenza, me ne ha parlato con entusiasmo, don Roberto. Raffigura lo “Spirito Santo”. Lo Spirito Santo, molto spesso viene associato al fuoco; questo è quello che mi è stato richiesto di rappresentare, ecco il motivo per cui i colori prevalenti, sono il rosso; sono ricorso al tipo di vetro più nobile, al cui interno vi è l’oro che ne esalta il colore. Lo Spirito, che comunemente è raffigurato come colomba, è pervaso dallo stesso colore, quasi a volersi mimetizzare nello sfondo che con il Suo passaggio, pervade. 
 Non a caso, per realizzare il movimento di planata dello Spirito, osservate la posizioni delle ali, ho creato figure geometriche che ne esaltano l’effetto desiderato, quasi a voler significare che il Suo passaggio rappresenti, come è, un vento di rinnovamento. Mi sono attenuto il più possibile alla vetrata originale, ma le dimensioni della finestra, su cui verrà collocata la vetrata (rettangolare), rispetto al disegno originale (quadrato), mi hanno costretto e indotto, ad allungare la figura, e arricchire i tratti del movimento.
 Ritengo che sia stato realizzato un buon lavoro, ne sono orgoglioso, e lo sono ancor di più perché tale mia opera, per loro volere, rappresenta il dono che mia figlia e mio genero, hanno voluto donare al Centro Universitario di Padova in ricordo del loro figlio Fabio.”    

 

 

la vetrata è stata donata dai coniugi Sebastiano Serrentino e Daniela Fanin
in memoria del figlio Fabio