Sacra rappresentazione di origine medioevale
È la seconda volta che l’Accademia Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto e il Centro Universitario Padovano uniscono le loro sensibilità e professionalità per offrire alla città di Padova e in particolare ai giovani un lavoro teatrale che fa scoprire l’origine della fede in quello che è stato il fatto che per i cristiani ha cambiato il corso della storia la passione morte e risurrezione di un Dio veramente uomo.
Portare in scena un testo come La Passione di Cristo con testi medievali rivisitati dal giovane regista Andrea Chiodi, è sicuramente una grande sfida per gli allievi dell’ultimo anno dell’Accademia che vestono i personaggi degli ultimi giorni di vita di Gesù ma anche per gli spettatori che saranno chiamati a coinvolgersi non solo nel pathos scenico ma anche dalle domande che il testo pone.
“Ho voluto che lavorassero su questo testo in volgare e in versi – dice il regista Chiodi – per riappropriarci insieme di questa antica forma di teatro che sta all’origine della nostra tradizione teatrale e che si trasforma in rito collettivo”.
Da sempre infatti grandi artisti, musicisti, poeti hanno usato l’arte e la bellezza per raccontarci della nostra umanità, del nostro cuore e anche dei nostri turbamenti, sicuramente l’incontro con il Dio incarnato è da sempre stato oggetto di questa attenzione.
E allora ecco che il teatro, quando è veramente tale deve proporre grandi domande sulla vita, sulla morte, sulla presenza nella storia umana del male, sul senso dell’esistenza. Grandi domande che devono oggi misurarsi e confrontarsi con i grandi archetipi dell’assolutezza… E Cristo, modello di umanità perfetta, e per i credenti, dimora del divino, nella storia della cultura e della civiltà occidentale, rappresenta indubbiamente uno di questi.
La nostra passione viaggia sul binario alto del tema trattato e su quello più squisitamente umano del rapporto madre figlio e amici. Qui sta il cuore delle antiche sacre rappresentazioni: rendere umano il divino, sperimentabile dall’uomo, carnale. Da questo l’idea di collocare i personaggi in un tempo indefinito, in un’Italia del dopoguerra ma che potrebbe anche essere una periferia contadina di oggi.
Tutto dialoga tra tragedia e dolcezza tra desiderio di consolare e di essere consolati, in uno stretto rapporto tra una madre e un figlio, tra una madre che non vuole accettare la morte del figlio e un figlio impaurito a precipizio sul mistero che salverà tutte le cose. Personaggi della rappresentazione sono Maria, Jesu, Juda, Maria Magdalena, Caifas, Satrapas Benjamin, Rabi Moises, Petro, Joanni, Marta e un povero uomo che diventerà angelo e demone. Gli allievi attori saranno chiamati a muoversi in uno spazio dove attori e spettatori conviveranno fisicamente per dare vita e corpo alla sacra rappresentazione.
Don Giorgio Bezze
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