Giovedì 23 Novembre - ore 19.00

Preghiera per Giulia Cecchettin

al giardino del centro universitario

 

 

 

 

Tutti siamo stati toccati e scossi dai drammatici fatti riguardanti la storia di Giulia e Filippo, nostri coetanei e compagni di università. Ciò che è successo ha provocato anche a noi un grande dolore, scatenando numerose domande: qual è il senso di tutto ciò che è accaduto? Come è potuto accadere? È possibile una speranza per me e per coloro che si sono trovati più strettamente coinvolti in questo dramma o il male rimane l’ultima parola su tutto? Ognuno di noi si è in qualche misura sentito interpellato: ed io? Che cosa significa nella mia vita volere bene? Amare? Ne sono capace?

Negli scorsi giorni, mano a mano che uscivano le notizie, sentivo che insieme e oltre a questo dolore, però, immediatamente reagiva in me qualcos’altro. Mi sono accorto di come affiorasse dal profondo di me un sentimento di bene, di libertà, un respiro che aveva l’ultima parola rispetto a tutto il male e a tutta la sofferenza. Non si trattava però di una semplice posizione ottimistica, in quanto non potevo evitare di ricondurre questa intuizione di bene a ciò che di fondamentale mi è capitato nella vita, attraverso la compagnia e l’incontro con tante persone e tanti amici: uno sguardo di stima a me, uno sguardo di amore totale a me, per me, per tutto me stesso, così come sono; che col tempo ho compreso non essere il risultato di uno sforzo o della capacità di alcuni nei miei confronti, ma il segno di un amore più grande, di una presenza amorosa che nelle giornate, attraverso la vita piena di certe persone, si offriva a me e alla mia libertà.

Una presenza amorosa di cui ho poi scoperto di non poter più fare a meno per vivere, di cui non posso fare a meno per essere me stesso, senza la quale non sono capace di niente. Un amore alla mia vita che quanto più lo vivo, quanto più ne faccio esperienza, tanto più io sono vivo, lieto, e la mia vita prende vita. Quanto più riconosco nell’esperienza del mio presente di essere amato, quanto più riconosco che questo bene mi costituisce, tanto più io mi scopro anche capace di voler bene all’altro e più capace di percepire l’altro come un regalo; e tanto più riconosco che la mia vita è piena di speranza.

È la compagnia di Cristo il fondamento della mia speranza e di quella di tanti tra noi. L’abbraccio misericordioso di Cristo, presente qui e ora, «resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia», diceva con umile certezza don Giussani. Dio fatto uomo, morto e risorto per tutti, ha la “pretesa” di abbracciare, con la sua Presenza, anche il fatto più inspiegabile, aprendo una strada persino là dove, all’apparenza, sarebbe solo deserto.

Allora siamo qui perché tutte le nostre domande a cui non sappiamo dare risposta diventino la domanda a Colui che solo può rispondere fino in fondo. Siamo qui per pregare. ‹‹La preghiera è la posizione più vera dell’uomo di fronte a Dio; è il gesto, l’atto dell’uomo più realista, più completo, più vero. La nostra collaborazione con Dio, il nostro lavoro si chiama solo preghiera. È il punto in cui Dio “fa” e l’uomo fa. In che cosa consiste? Essa sorge quando si cerca il senso della vita, quando ci accorgiamo che il nostro io nasce da un “Tu”.››

Preghiamo allora per Giulia, certi che si trovi già fra le braccia del Padre insieme alla sua mamma. E preghiamo per la sua famiglia, per il papà Gino, la sorella Elena e il fratello Davide, perché possano in questi giorni di profondo dolore sperimentare un conforto e una compagnia che li sostenga in questa ulteriore dura prova. Ma preghiamo anche per la famiglia Turetta e per Filippo, perché la sua vita possa non essere definita per sempre da questo male, perché possa accadere nella sua vita qualcosa
in grado di cambiargli lo sguardo.

Preghiamo infine per noi stessi, per il nostro cammino di fede, perché tutti noi abbiamo bisogno ogni giorno di lasciare entrare nella nostra vita quella Presenza amorosa che viene a salvarci.

Tommaso Krivicic

 

Saluto del Vescovo
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
Amen
La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.
E con il tuo Spirito

Preghiamo
O Dio, vera luce della nostra coscienza, in te solo sappiamo ciò che è bene; il tuo Spirito ci salvi dall’oscura notte del male in cui nessuno può operare, perché camminiamo come figli della luce sulle orme del tuo Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Lettura della Parola di Dio
Marco 5,21-24;35-42
Essendo Gesù lungo il mare gli venne incontro uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, messili tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

Prima consegna
Cosa provi di fronte a quanto è successo a Giulia e Filippo? Quali parole ti senti di condividere?

 

 

Paola Stradi legge:

 

dagli scritti di Chiara Lubich

Quando un nostro amico parte per l’Aldilà, lo diciamo scomparso, lo pensiamo perduto.
Ma non è così. Se ragioniamo in questo modo, dov’è la fede nella comunione dei santi?
Nessuno è perduto di quelli che entrano in Dio, perché, se qualcosa vale realmente nella sorella che
ora ha “la vita mutata, ma non tolta”, questa è la carità. Si, perché tutto passa. Passano persino
con la scena di questo mondo, la fede e la speranza. La carità resta.
Ora, l’amore che, la nostra sorella ci portava, l’amore vero, perchè radicato in Dio, rimane. E Dio
non è così poco generoso con noi da toglierci ciò che Lui stesso nella sorella ci aveva donato.
Ora te lo dà, in altra maniera. E quella sorella, quei fratelli e sorelle, continuano ad amarci con una
carità che adesso non subisce oscillazioni.
Noi piuttosto, dobbiamo credere a questo amore e chiedere loro, la forza, il coraggio per il nostro
cammino. Essi non sono perduti, essi sono di là. Essi vivono e attraverso Dio, in cui sono, noi
possiamo continuare ad marci a vicenda.

 

dalla raccolta “Corpo d’amore” di Alda Merini

Io che sono vicina alla morte,
io che sono lontana dalla morte,
io che ho trovato un solco di fiori
che ho chiamato vita
perché mi ha sorpresa,
enormemente sorpresa
che da una riva all’altra
di disperazione e passione
ci fosse un uomo chiamato Gesù.
Io che l’ho seguito senza mai parlare
e sono diventata una discepola
dell’attesa del pianto,
io ti posso parlare di lui.
Io lo conosco:
ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi,
ha accarezzato le mie viscere,
imbiancato i miei capelli per lo stupore.
Mi ha resa giovane e vecchia
a seconda delle stagioni,
mi ha fatta fiorire e morire
un’infinità di volte.

Ma io so che mi ama
e ti dirò, anche se tu non credi,
che si preannuncia sempre
con una grande frescura in tutte le membra
come se tu ricominciassi a vivere
e vedessi il mondo per la prima volta.
E questa è la fede, e questo è Lui,
che ti cerca per ogni dove
anche quando tu ti nascondi
per non farti vedere.

 

 

Seconda consegna
Le parole di Chiara e Alda sono parole di speranza, il papà di Giulia nei giorni scorsi diceva: mi piacerebbe che da questa sofferenza nascesse qualcosa di buono… Da questo dramma, tu, cosa vorresti nascesse?

 

Preghiamo
O Padre, tu solo sai di cosa abbiamo bisogno; unifica nel tuo Spirito le nostre voci, in comunione con la Vergine Madre, e accorda i nostri cuori alla preghiera del tuo Figlio Gesù Cristo, che fu esaudito per la sua pietà. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

 

È arrivato il momento di salutarci, di concludere questo momento di preghiera e di riflessione interiore. Ognuno di noi chiuda gli occhi, provi a guardare dentro di sé.
Siamo uomini, siamo donne e siamo vivi. Abbiamo due gambe con le quali andare lontano, due mani fatte di palmi caldi e ampi… così ampi da avere la forza di tirare sù chi ci sta accanto, abbiamo due occhi per vedere oltre l’apparenza delle persone e delle cose, due orecchie che possono divenire sentinelle delle vite che ci stanno accanto. Siamo uomini e siamo donne, siamo fratelli e sorelle. Siamo abitanti di un mondo che chiede il nostro impegno concreto per cambiare ciò che non va, per asciugare le lacrime di chi soffre ed essere operatori di pace. Insieme possiamo fare tanto bene, se solo lo vogliamo.
Questa sera ci siamo ritrovati qui per affidare la vita di Giulia a Dio, al suo infinito Amore. Lasciamo che la morte di Giulia ci interpelli, lasciamoci attraversare da questo dolore, lasciamo che in noi si compia quel campo di battaglia su cui si combattono i problemi del mondo, apriamo loro il nostro spazio interiore senza sfuggirgli. Sentiamoci tutti e ciascuno chiamati alla responsabilità verso le nostre società: ognuno di noi può impegnarsi per costruire attorno a sé relazioni sane, sicure. Abbiamo dentro di noi la forza necessaria per cambiare l’andamento degli avvenimenti del nostro tempo: ognuno di noi può essere il piccolo miracolo di cui questo mondo ha bisogno….usiamo le nostre mani per farci prossimi a chi sta accanto a noi, usiamole per lasciar andare più che per trattenere, per accarezzare, abbracciare e liberare. L’amore vero libera. Impariamo a dire alle persone a cui vogliamo bene “voglio che tu sia esattamente come sei nella libertà’’, nulla di più.

C’è il desiderio che questo non sia l’unico incontro ma che da esso possano scaturire nuovi spazi di riflessione, nuovi incontri realizzati per ciascuno noi, per riflettere sulle relazioni che fanno parte della nostra vita, per capire come costruire legami autentici e sinceri nella libertà

Francesca Adorno

 


 

si ringraziano

Paola Stradi per la lettura dei testi

Tommaso Krivicic per l’introduzione

Francesca Adorno per la conclusione